Benvenuti sul sito dei Beni di Uso Civico delle frazioni di Vecchiano, Avane, Nodica e Filettole

Attraverso questo portale potrai approfondire le radici storiche dell'importante istituto presente sul nostro territorio, scaricare i documenti ufficiali ed entrare facilmente in contatto con il comitato di gestione

Gli usi civici sono diritti perpetui su beni appartenenti al demanio e spettanti ai membri di una data collettività. La loro origine è antichissima e da ricercarsi nel remoto istituto della proprietà collettiva sulla terra risalente in alcuni casi ad epoca pre romana. Nel caso particolare dei beni di uso civico delle frazioni di Vecchino, Nodica, Avane e Filettole, il documento più antico a nostra disposizione è un atto della Gran Contessa Matilde di Canossa che fu anche duchessa, marchesa e vicaria imperiale, vissuta in epoca medioevale tra il 1045 e il 1115.

La consistenza e ubicazione degli attuali beni civici di godimento degli abitanti di Vecchiano, Nodica, Avane e Filettole fu definitivamente stabilita con un atto del Comune di Vecchiano e dell’allora Podestà in data 24 Luglio 1943.

Tale proprietà collettiva è indivisibile, inalienabile, inusucapibile e inespropriabile e il compito del comitato di gestione è quello di amministrare e valorizzare le potenzialità di tali beni nell’unico ed esclusivo interesse della comunità, regolamentandone la fruizione e l’accesso in condizioni di equità tra tutti i frazionisti aventi diritto. Tra le funzioni primarie del Comitato di Gestione Separata dei Beni di Uso Civico (ASBUC) vi sono quindi la regolamentazione dei diritti di uso civico, la valorizzazione e la tutela del patrimonio. Occorre altresì stabilire, per gli usi e i demani civici, il loro valore di rilievo storico e sociale e l’importante funzione, oggi più che mai, di presidio ambientale. Il comitato per l’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico è per legge composto da cinque membri e viene eletto dalla collettività degli aventi diritto e rimane in carica per cinque anni. Il controllo amministrativo sull’operate del comitato viene esercitato dal Sindaco e dall’ufficio Regionale preposto.

Nel nostro comune è quindi presente un lascito antico, che procede da tradizioni millenarie e che se da una parte ci permette di riscoprire le antiche radici del nostro territorio, dall’altro ci richiama all’importante responsabilità della sua conservazione.

Il Padule

Il nostro affaccio sul lago

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L’area palustre interessata dagli usi civici consta di circa 33 ettari compresi tra Punta di Lago, dove un tempo era presente il ristorante Menotti, e il limite ovest di Punta di Casina. Si tratta di un territorio che ricade interamente sotto la tutela del Parco Regionale di Migliarino – San Rossore – Massaciuccoli. In tale area ai frazionisti fu concesso di poter godere dei diritti di caccia, pesca e raccolta del falasco (cladium mariscus), una pianta tipica delle aree umide e di grande importanza storica nell’economia e nella tradizione rurale. Veniva infatti utilizzata per impagliare sedie, fiaschi e damigiane, ma anche per le lettiere delle stalle e la copertura delle capanne. Nell’area sono presenti piante rare, relitte e un importante fauna di uccelli acquatici e non, migratori e stanziali, che trovano ricovero tra i canneti in tutte le stagioni dell’anno.

Il monte

Da area industriale a sito di conservazione

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Un ulteriore diritto interessa una porzione di circa 20 ettari della collina Spazzavento e coincide, pressappoco, con la “cava rossa” che domina il capoluogo di comune. Su tale territorio oltre al diritto di pascolo e far legna fu concesso anche quello di “cavar pietra”, affinché la comunità potesse disporre del materiale lapideo necessario alle proprie esigenze. Nei primi anni novanta la cava venne chiusa alla coltivazione insieme a tutte le altre cave presenti nel comune e il sito, alcuni anni dopo, divenne oggetto di un contenzioso sulla messa in sicurezza tra il Comitato di gestione e il Comune di Vecchiano. In data 7 Novembre 2022 è stato finalmente siglato l’accordo tra le parti che permetterà di procedere al recupero ed alla conservazione ambientale delle falesie. Dopo ormai trent’anni dalla fine dello sfruttamento, la grande parete a ridosso del paese ha “intrapreso” un importante percorso di ri-naturalizazione e oggi ospita un’avifauna di grande interesse. Tra le sue rocce hanno trovato un ambiente ideale per vivere e riprodursi il picchio muraiolo, la rondine montana, il falco pellegrino, il corvo imperiale ed il gufo reale; sono inoltre presente alcune rare specie di orchidea che fioriscono regolarmente apr i croati e le rocce della collina. Poco sotto la sommità sono presenti i resti murari di una fortezza di epoca etrusca già oggetto di studi da parte della sapienza di Roma.